|
Oltre
la metà degli anziani italiani malati di cancro è
“orfana” di cure adeguate. “In meno di un caso su due
viene fatto davvero tutto quello che si potrebbe fare. E i
più a rischio sono i pazienti con tumore al polmone o
all'apparato digerente, che richiederebbero interventi più
invasivi” e che molto spesso i medici non si sentono di
operare. Un po' per rassegnazione, un po' per paura di
complicare una situazione già compromessa da altre malattie
e un po' perché tenerli ricoverati a lungo “non paga”.
La necessità di una maggiore attenzione ai pazienti più
avanti negli anni è stata rilanciata a Genova da Roberto
Labianca, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia
Medica (Aiom), durante la X Conferenza nazionale della
società scientifica che si è tenuta nel capoluogo ligure.
Il rischio di un trattamento diverso per i malati di cancro
più avanti con gli anni “esiste ed è serio”, ha
avvertito Labianca. Anche se, ha puntualizzato, la
situazione italiana è più rosea di quella vissuta in vari
Paesi stranieri, dove “dopo una certa età alcune terapie
anticancro non sono ammesse”.
Il pericolo di non ricevere
le stesse terapie riservate ai giovani è minore in caso di
cancro al seno. “A Genova operiamo persino malate di 80-85
anni”, ha assicurato Marco Venturini, tesoriere Aiom. E
anche “in Sicilia accade lo stesso”, ha assicurato
Carmelo Iacono, segretario Aiom. Anzi, ha aggiunto, “le
pazienti più anziane sono anche le più informate e le più
preoccupate del risultato “estetico” dell'intervento”.
Se però si considerano anche le altre neoplasie, ha ripreso
Labianca, “la tendenza a evitare alcune cure ai pazienti
anziani c'è sicuramente. Per questo siamo disposti a
discuterne con le istituzioni, in modo da studiare soluzioni
anche per la questione dei costi”.
Fonte
Adnkronos
|

|
DALL'ARCHIVIO
DI TERZAET@.COM
|