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Quando, cent’anni fa, il neurologo tedesco
Alois Alzheimer descrisse la malattia che ha preso il suo
nome non ha certo pensato di iniziare una storia che, molto
tempo dopo, avrebbe dominato lo scenario clinico. In quello
stesso periodo furono infatti caratterizzate molte patologie
che sono rimaste confinate in ambiti ristretti; la malattia
di Alzheimer è divenuta “l’epidemia silente” del Terzo
millennio. Oggi, dopo
moltissimi studi e ricerche, speriamo possa essere sconfitta
attraverso le cure o la prevenzione, perché non possiamo
accettare che la più grande conquista della nostra epoca,
l’allungamento della vita media, sia accompagnata da un
evento in controtendenza, cioè la diffusione di una malattia
che provoca la devastazione di quegli anni di vita in più
faticosamente guadagnati.
Prof. Trabucchi, è possibile intervenire
sullo stile di vita per prevenire le demenze senili?
è
di particolare importanza avere un’attenzione preventiva:
permette di limitare il numero di nuovi casi e di ritardarne
l’insorgenza. Poiché la demenza colpisce un elevato numero
di persone, definire i singoli fattori di rischio
rappresenta una prevenzione efficace sul piano globale. Si
tratta di agire su elementi che possono essere controllati
in tutto o in parte, mentre l’età e la genetica non sono per
definizione modificabili. Invece vi sono alcune condizioni,
in particolare quelle legate allo stile di vita, sulle quali
è possibile intervenire, ottenendo significativi risultati
sul piano clinico. Poiché sono abitudini che esercitano il
loro effetto negativo lentamente nel tempo, anche gli
interventi sono misurabili sul lungo periodo e solo studi
epidemiologici accurati permettono di mettere in luce rischi
e benefici. Questa affermazione è particolarmente
importante, perché il cittadino si attende invece
indicazioni precise che portino a risultati nel breve
periodo. Si pensi, ad esempio, al basso livello di
istruzione, allo svolgimento di attività lavorative manuali,
alla scarsità di rapporti sociali. Studi longitudinali hanno
messo in luce la capacità di aumentare la prevalenza di
demenza nella popolazione. Non esiste al contrario alcuno
studio di intervento che permetta di avviare un piano di
prevenzione, anche perché si tratta di condizioni vitali
spesso irrimediabili, connaturate con la vita umana.
Qual è il ruolo preventivo dei farmaci?
Un'altra area dove si sono sviluppate
ricerche in ambito preventivo è quella dell’assunzione di
farmaci ad azione estrogenica ed antinfiammatoria, e, più
recentemente, di altre molecole con diversi meccanismi
d’azione. Studi accurati hanno messo in luce la fragilità
dei presupposti epidemiologici sui quali si fondava l’azione
preventiva di questi farmaci. Anche se i dati
fisiopatologici restano ancora validi, non vi è alcuna
possibilità pratica di utilizzare questi strumenti per
prevenire la malattia. Ancora una volta nelle malattie
croniche si mette in luce la discrepanza tra studi condotti
su modelli biologici e quelli condotti nel mondo reale. Un
invito quindi pressante ai ricercatori perché non diffondano
false speranze, che creano dolorose illusioni in chi è
colpito dalla malattia e nei familiari.
Alzheimer e fattori di rischio vascolare:
esiste un collegamento?
Un’area nella quale la prevenzione può avere
un ruolo importante è quella dei fattori di rischio
vascolare. Negli anni più recenti è venuta meno la
tradizionale separazione tra malattia di Alzheimer e demenza
vascolare nelle sue varie forme: sia in vivo sia post mortem
si è dimostrata la presenza di lesioni vascolari, con
diversi livelli di gravità, in persone affette da Alzheimer.
Sono stati studiati i rapporti tra ipertensione, malattia
arteriosclerotica, fibrillazione atriale, diabete, sindrome
metabolica e demenza, e sebbene i dati non siano sempre
lineari si conferma con sicurezza che vi è un aumento del
rischio di malattia quando l’individuo è portatore di alcune
condizioni che compromettono la funzione cardio e
cerebrovascolare. Questo fatto permette di costruire
progetti di “vita sana”, che ogni persona deve
predisporre pensando al suo futuro: alimentazione corretta, attività fisica,
astensione dal fumo, puntuale assunzione di farmaci mirati
(quando necessari) sono condizioni che permettono di
eliminare un rischio aggiuntivo alla comparsa di demenza. La
demenza di Alzheimer, in particolare, è caratterizzata da
una lunga fase nella quale i segni clinici non si
manifestano; vi è uno spazio di tempo prima della comparsa
dei sintomi che può essere ridotto o allungato a seconda
della presenza di fattori concausali come quelli
sopraelencati. Eliminarli non abolisce del tutto il rischio
della malattia, ma certamente allontana nel tempo la
comparsa delle condizioni che rendono evidente la sofferenza
dell’ammalato.
Marco Fasolino
Direttore Responsabile
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