I numeri non dicono tutto, ma aiutano
a capire. Mentre tante famiglie italiane e tante
lavoratrici extracomunitarie sperano in un
provvedimento per chi è rimasto escluso dal decreto
flussi 2007, è utile calcolare le cifre in gioco.
Secondo il ministero dell'Interno, fino al 31 maggio
sono state presentate 418.963 domande di assunzione
di colf e badanti.
Tolte le 65mila domande rientrate nei
flussi 2007 - e tolto anche il35%di istanze che
mediamente vengono bocciate per irregolarità - si
arriva a quota 207nnila: sono queste le domande di
assunzione delle quali si discute in questi giorni.
Domande (è bene ricordarlo) relative a colf e
badanti che nel 9o% dei casi sono già in Italia,
anche se secondo la lettera della legge dovrebbero
trovarsi all'estero.
Ecco allora i numeri relativi a
queste 207mila lavoratrici. Utilizzando le ultime
rilevazioni della Fondazione Ismu, si può stimare
che le famiglie italiane per loro paghino 1,73
miliardi di euro l'anno in stipendi (ovviamente in
nero). Una cifra rilevante, che però consente di
assistere migliaia di anziani risparmiando quasi un
miliardo rispetto al costo di ricovero in strutture
di cura e assistenza (stimando una spesa media
mensile di 1.500 euro). E se tutte le domande valide
fossero accolte, anche il Fisco e l'Inps avrebbero
rilevanti vantaggi. Applicando lo stesso metodo di
calcolo utilizzato sul Sole 24 Ore del 2 giugno
scorso, si possono stimare fino a 88,3 milioni di
Irpef, comprensiva delle addizionali comunali e
regionali, e 263,4 milioni di contributi Inps.
I numeri, dunque, tracciano i,
contorni di un welfare privato che porta con sé
alcuni benefici reali (il risparmio sulle spese di
assistenza) e altri solo potenziali (il maggior
gettito e i maggiori contributi). E il fenomeno non
riguarda solo le 207mila domande in attesa, ma tutte
le lavoratrici straniere presenti in Italia.
I dati dell'Inps sono emblematici:
nel 2006 hanno versato i contributi 469mila colf e
badanti, di cui 339mila straniere. Ma il loro numero
è costantemente diminuito dal 2002 (quando erano
419mila) e le stime sulle irregolari ormai doppiano
i dati sulle regolari: 350mila clandèstine secondo
la Cisl, 5oomila per la Cgil e 900mila per la Uil.
«Anche se i dati dell'Inps farebbero pensare a una
domanda in diminuzione, il numero di colf e badanti
è cresciuto gradualmente negli ultimi anni», osserva
Gian Carlo Blangiardo, docente all'Università di
Milano Bicocca.
E aggiunge: «La popolazione italiana
non ringiovanisce e il ricambio delle lavoratrici
comprime i salari, anche se in Lombardia, dove i
livelli retributivi sono maggiori, un domestico
fisso costa in media 90o euro. E questi sono fattori
che sostengono la domanda delle famiglie italiane».
Tutto lascia pensare, insomma, che
l'area dell'irregolarità nel lavoro domestico si sia
estesa (o quanto meno non sia diminuita).
Un fenomeno che, in parte, può essere
motivato anche dall'allargamento dell'Unione
europea. «La flessione dei dati Inps è dovuta
essenzialmente all'ingresso dei nuovi Paesi nella Ue,
che hanno superato l'obbligo del permesso di
soggiorno», spiega Pietro Soldini, responsabile
immigrazione della Cgil.
C'è da chiedersi, se mai, cosa fare
per evitare che le domande ammesse con il prossimo
decreto finiscano poi per ricadere in questa vasta
zona grigia. «Il contrasto al fenomeno del lavoro
nero dovrebbe avvenire rafforzando gli uffici
ispettivi e i controlli anche presso le famiglie che
utilizzano le collaboratrici domestiche e le
assistenti familiari», afferma Oberdan Ciucci,
responsabile del dipartimento politiche migratorie
della Cisl.
Mentre Guglielmo Loy, segretario
confederale Uil, aggiunge: «Bisogna riformare la
legge sull'immigrazione, rendendo più fluido
l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Questo,
aggiunto a strumenti più efficaci di lotta
all'economia sommersa, aiuterebbe molto nel far
emergere il fenomeno». Senza trascurare gli
incentivi: «In Belgio una semplice misura è stata
molto efficace per stimolare l'emersione: il
contributo dello Stato alle famiglie sotto un certo
reddito che avevano bisogno di assistenza alla
persona e sceglievano di mettere in regola la
lavoratrice».